SHITO RYU MABUNI LODI

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IL COMBATTIMENTO

Il kumite (praticare in due) è l'allenamento che i guerrieri utilizzavano all'alba nel cortile del castello, tra compagni. Essi si fortificavano e si preparavano. Shiai invece è la battaglia, essa non può svolgersi e avvenire quotidianamente: è un 'avvenimento eccezionale, un esame, un'esperienza che tira le somme del cammino percorso nella Via. Non è la Via in sé. Shiai (gara) non è kumite, e sbagliano coloro i quali confondono le due cose, anche se oggi il combattimento sia stato regolamentato nella gara. La mente rivolta alla strategia e alla tattica, durante un combattimento, permetterà magari di avere successo e di vincere, ma non di trovare quegli stati superiori dell'essere che contraddistinguono un combattente da uno sportivo. Per questo, nell'insegnamento tradizionale si dice che l'arte del combattimento che si basa unicamente sulla forza fisica non può vincere l'energia e la forza che scaturiscono dall'interno del corpo. Per questo bisogna all'inizio imparare a sviluppare l'energia interiore (Ki) e poi imparare le tecniche in cui si fa ricorso alla propria forza. Questa è la Via.
Tuttavia oggi che quasi tutta la popolazione è avviata allo sport da un sistema che ritiene l'attività fisica una prevenzione alle malattie, un metodo per migliorare il proprio benessere fisico ed un modo per divertirsi, non è possibile pretendere che ciascun praticante faccia suo il percorso evolutivo che fu proprio della casta guerriera, che si allenava seguendo la filosofia orientale, sviluppando l'energia interiore con esercizi di respirazione e concentrazione e che tendeva ad irrobustire lo spirito più che il corpo. Ben vengano comunque gli sportivi a convivere con i sinceri praticanti che ricercano la Via; per influenza della pratica sportiva e del kumite da competizione, molti segreti andranno persi, ma resteranno latenti nel genere umano, perché qualcuno possa nuovamente scoprirli…

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