IL KARATE

Ciò che oggi il mondo intero conosce come "karate" e si presenta al pubblico come pratica sportiva basata sul combattimento senz'armi, è in realtà un'espressione complessa della civiltà orientale. Tutti i popoli del mondo hanno sviluppato ad un certo momento della loro storia una cultura del combattimento; ma nella loro mentalità i popoli dell'Oriente non dimenticarono che l'addestramento al combattimento è una preziosa forma educativa e vollero mantenerla nelle espressioni fisiche e morali che erano state proprie dei guerrieri. Si può quindi riassumere che il karate è un'arte; una disciplina che si applica a mani nude, di origine giapponese e che rafforza il corpo e lo spirito.


Alla domanda "Cos'è il karate?", Kenei Mabuni, risponde nella sua opera "Shito Ryu Karate-do": "Sommariamente, il Karate-do deriva dall'arte del combattimento a mani nude trasmessa segretamente da gran tempo nell'isola di Okinawa si tratta di una sottile arte dell'autodifesa che permette di vincere il nemico per mezzo delle più varie tecniche utilizzando le diverse parti del corpo in modo razionale ed efficace…ma il vero Karate-do non è semplice arte del combattimento. Il suo primo obiettivo è forgiare il corpo e lo spirito. In effetti quest'arte è stata praticata e approfondita storicamente con lo scopo di giungere alla dignità di un saggio. Gli adepti di karate-do devono riflettere sul senso di queste due massime: "l'arte del pugno è quella di un saggio" ( kunshi-no-ken ) e "il karate non comincia con un attacco" (karate-ni-sente-nashi). Essi non devono mai dimenticarlo". La parola karate significa "mano vuota"; essa ha in sé un'indicazione tecnica e un'idea filosofica, poiché questo "vuoto" va inteso nell'accezione buddhistica del termine.

In giapponese il termine karate si scrive in ideogrammi ed il suo nome antico era "to de" cioè "la mano della Cina"o più semplicemente "te". L'ideogramma to si pronuncia anche kara, e all'inizio del ventesimo secolo ha cominciato ad essere impiegata questa pronuncia: kara-te = la mano (te) della Cina (kara). L'uso della pronuncia kara permetteva di giocare su un doppio senso, poiché il suono kara in giapponese significa anche "vuoto", ma viene scritto con un altro ideogramma.
Il cambiamento dell'ideogramma corrispondente al suono kara si spiega in due modi complementari: da una parte il termine kara, vuoto, aveva un significato più profondo nell'accezione del buddhismo zen, dall'altra il termine "mano cinese" non andava molto d'accordo col nazionalismo giapponese di inizio secolo. Nel senso più ampio della traduzione si definì il karate "l'arte della mano vuota" poiché il termine te, letteralmente mano, ha anche il significato di "arte "o "tecnica".
Nacque quindi questa nuova forma "kara-te , mano vuota" che si diffuse nel corso degli anni trenta, momento in cui i maestri di karate, arrivati dalla piccola isola di Okinawa, cercarono di inserire la loro arte nella più vasta tradizione del Budo (insieme delle arti marziali dei guerrieri giapponesi ).
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